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Mercoledì 5 agosto 2009, alla "diga del pettine" sul fiume Panaro, nel comune di Spilamberto, un gruppo di volontari, con l'ausilio di due guardapesca, hanno effettuato un recupero di pesci. Gli animali sono stati strappati a una morte certa causata dalla periodica siccità che ogni anno flagella i nostri fiumi nei tratti pedemontani. L'operazione ha permesso a migliaia di avannotti e pesci adulti di scampare a una lenta fine, trovando la salvezza nelle limpide acque del tratto montano di "ponte Docciola".
Come mai quest'anno ciò si è reso possibile? Grimandi William, pescatore a mosca del club CPM Fly di Modena nonché guardia ecologica di Legambiente (comunemente. G.E.L.), sentendo gli ormai pochi pescatori di Spilamberto e S.Cesario lamentare come ogni anno: A questo sgomentato coro Grimandi ha pensato che almeno valeva la pena di provarci, in fondo si trattava solo di organizzare il tutto: I contatti con la Provincia c'erano, infatti alcuni giorni prima aveva collaborato con il giovane ittiologo dell'Uff. Pianificazione ambientale e Politiche faunistiche di Modena, Dott. Davide Pagliai, ad un campionamento sulla fauna ittica presente in un tratto del Panaro in località "ponte Docciola". Dallo studio era emerso un drastico calo della specie "Cavedano". E guarda caso nel tratto dove la moria sarebbe avvenuta questa specie è fortemente presente! Sembrava che una cosa attirasse l'altra! La successiva telefonata a Pagliai conferma che le attrezzature ci sono ma solamente nei giorni feriali, ed allora occorrono dei volontari privi di impegni durante la settimana. Dal giro di telefonate ed email agli amici pescatori ed al gruppo dei G.E.L emerge che la disponibilità infrasettimanale è un problema, ma alcuni di loro sono disposti a giocarsi un giorno di ferie! Benissimo, il gruppo operativo c'è! A questo punto bisogna individuare il luogo dove è possibile e vale la pena di intervenire e così, insieme al guardapesca Banfi Raffaele, viene fatta una ricognizione nel tratto di greto dal ponte di Spilamberto ai laghi di S.Anna, dove purtroppo in alcune buche le bianche sagome di cavedani e di alcune carpe rinsecchite dal sole cocente sono presagio che il tempo stringe. Bisogna agire! Ma dove? Il letto del fiume in molti tratti è raggiungibile solo a piedi seguendone l'alveo: impensabile qualsiasi tipo di recupero! Infine viene individuata la "diga del pettine" come punto ottimale per l'operazione. Infatti il pesce, nel disperato tentativo di risalire alla provenienza dell'acqua, si è concentrato dove la via di fuga è impedita dallo sbarramento, ammassandosi nella grande buca a valle del manufatto, che ancora pare concedere qualche giorno di tempo per organizzare il tutto. Grimandi tiene monitorato il lento ma costante diminuire dell'acqua nella grande pozza, individuando nel frattempo la via che permetterà al camion, attrezzato con vasche e ossigenatore, di scendere nel letto del fiume in secca e facilitare così la faticosa operatività.
Alle 6 di mattino il gruppo di volontari composto da Torelli Daniele, Simoni Davide, Serri Luca, Grimandi William (pescatori del club CPM Fly di Modena) e Canalini Franco, Gianferrari Ultimio, Sola Francesco (guardie GEL) si incontrano in un bar di Spilamberto per consumare una frugale colazione e le presentazioni di rito, dato che per molti di loro questo è il primo incontro.
Alle ore 7 i volontari sono già in azione. Ognuno ha portato secchi, guadini, reti e quanto altro poteva servire. Dal fondo dei loro garage sono emersi attrezzi d'altri tempi. Torelli monta un palo da bilancella in bambù appartenuto sicuramente a suo nonno, ma ancora perfettamente conservato, altri srotolano vecchi tramagli che ricordano un lontano passato di bracconaggio, ma che in questa giornata avrebbero potuto redimere i loro antichi peccati. I guardapesca Banfi Raffaele e Rizzatti Massimo, dell'Ufficio Pianificazione ambientale e Politiche faunistiche di Modena, prendendo servizio alle ore 8 sarebbero arrivati più tardi, con il camion attrezzato e lo storditore elettrico, per completare il recupero. Nel frattempo i volontari, coordinati da Grimandi, riescono a catturare migliaia di avannotti: non solo di cavedano ma, con estrema gioia e stupore dei presenti, anche di lasca, i famosi "streggi" che tanti pescatori pensavano ormai scomparsi dai nostri fiumi. Questi pesci, insieme ai cobiti, (chiamati nelle nostre zone "cagnette") e ai barbi nostrani, risultano presenti in numero considerevole, malgrado tali specie siano state recentemente inserite dalla Comunità Europea tra le specie protette in pericolo di estinzione! Altra cosa positiva è l'aver viceversa riscontrato una quasi totale assenza di specie alloctone come il siluro, la rasbora ed il gambero della Luisiana. I pochi esemplari catturati di queste specie aliene vengono eliminati, in ottemperanza alla legge regionale 11/93. Con l'arrivo del camion attrezzato e dello storditore elettrico diventa possibile la cattura dei pesci di taglia maggiore, per lo più cavedani e lasche, e verso le ore 11 il grosso dell'operazione di recupero può definirsi conclusa, restando solo di portare i fortunati "a nuova vita", verso le montagne. Alcuni volontari tornano a casa e salutano con calorose strette di mano, gli uni ringraziando gli altri, come se ciascuno avesse fatto un piacere all'altro! I restanti seguono in auto il camion con Banfi e Rizzatti fino a ponte Docciola dove, individuati i tratti in cui il mezzo riesce ad avvicinarsi al corso d'acqua, viene effettuato il rilascio. In alcuni punti ciò non è possibile e allora occorre fare il trasporto a mano, ricorrendo ai secchi. Alle 14 l'operazione è terminata del tutto e nel riporre gli attrezzi sul camion Banfi chiede a Grimandi: <Allora, sei soddisfatto di come è andata?> Risposta : <Moltissimo! E' stata una giornata molto faticosa, ma ritengo abbiamo fatto qualcosa di importante. Il momento del rilascio è stato per me sicuramente il più emozionante. Ogni volta che versavo delicatamente il secchio nelle limpide acque e vedevo centinaia di piccole vite che subito nuotano cercando un riparo dal flusso, ritrovandosi poi a piccoli branchi dietro i massi più grossi, mi sentivo pervaso da una gioia profonda. Vedevo gli esemplari oltre l'anno di età che invece nuotavano per un attimo velo ci contro corrente, poi, quasi consapevoli di quanto avevo fatto per loro, si lasciavano trasportare indietro dai flutti, girandosi verso di me come per ringraziarmi, per infine guizzare di nuovo e sparire nel fondale!> Luca, il più giovane, interviene: < E' vero, anch'io ho provato una sensazione strana: quando versavo il secchio mi sembrava di versare non pesci, ma linfa vitale, qualcosa di infinitamente prezioso, più dell'oro>. I due guardapesca si guardano, Rizzatti sorride e strizza l'occhio a Banfi con un'aria di complicità. Loro, che dell'ambiente hanno fatto il proprio mestiere, conoscono bene queste emozioni, e forse è per questo che lavorano tenacemente nel fango e sotto il sole di agosto (in fondo chi glielo fa fare? lo stipendio lo percepirebbero ugualmente!).
Negli ultimi tempi si parla molto di ambiente. Nascono continuamente nuovi parchi e zone protette dalle più svariate sigle: ZPS, ZPI, area SIC, eccetera, ma spesso tutto viene fatto solo a tavolino, in comodi uffici con l'aria condizionata, emanando semplicemente leggi restrittive nei confronti dei cittadini. Questo modo di preservare l'ambiente finisce con l'allontanare il cittadino dall'ambiente, come se l'uomo fosse solamente un elemento inquinante. Questo non è affatto vero: l'uomo vive nell'ambiente e ne fa parte. I fiumi nel nostro territorio sono stati, e sono tuttora, considerati cave di ghiaia o, peggio ancora, aree "protette" dove l'onesto cittadino non può andare la domenica con la propria famiglia perché "disturberebbe" l'airone (che ha comunque sempre nidificato in quella zona), mentre invece il camion del frantoio sembra non influire, come sembrano non influire le ruspe che spianano i greti dei fiumi, distruggendo, sotto gli occhi di tutti, chilometri di splendidi corsi d'acqua. I danni inflitti sono stati notevoli, ma questo piccolo gruppo di uomini ha dimostrato come in fondo basta poco per fare tanto! Bisogna andare contro corrente, come quei pesci liberati a ponte Docciola. La speranza di questi uomini è di rivedere il loro fiume come era un tempo, come i più anziani di loro ricordano: il padre insegnava a pescare al figlio, liberando il pesce piccolo perché "il prossimo anno sarà più grande", la sorellina giocava con la sabbia all'ombra di una acacia, mentre la mamma prendeva il sole leggendo una rivista. Ora i tempi sono cambiati: siamo molto più numerosi, ma in compenso l'inquinamento dei fiumi è leggermente diminuito. Ciò non solo grazie ai detersivi biodegradabili, ma anche per merito di un maggiore senso civico, lo stesso che ha reso possibile il recupero dei pesci in Panaro. Gli Enti e le Associazioni sopra citate, grazie al volontariato dei loro iscritti hanno indicato la strada da seguire, speriamo che anche altri enti e persone, dotati di maggiore potere e disponibilità economiche seguano questo esempio!
William Grimandi
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Inserito
il 30/12/2009 11:33:47 ·
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